QUEL 3 MARZO DI TORTURA, LA TUA VITA SPEZZATA, UNA FERITA INDELEBILE, IL TUO RICORDO NELLA NOSTRA LOTTA! RICCARDO VIVE!
Esattamente tre anni fa, in Borgo San Frediano, nel cuore di Firenze, ad un uomo di 39 anni veniva strappata via la vita da 4 divise.
Questa per Firenze e’ una giornata di ricordo e di memoria.
Tre anni fa iniziava quel lungo percorso che ci ha visto uniti nell’obiettivo comune di smascherare le coperture e le mistificazioni architettate per coprire le motivazioni che quella notte hanno portato alla morte di Riccardo Magherini.
Un padre, un figlio, un fratello, un amico, smetteva di respirare schiacciato sull’asfalto, soffocato, preso a calci, torturato e ignorato nelle sue disperate richieste di aiuto.
Riccardo su quell’asfalto perde tutta una vita ancora da vivere e lascia un enorme vuoto.
Da subito la macchina dello Stato si muove all’ unisono per autoassolversi: Riky diventa il mostro drogato, iniziano i depistaggi, le bugie, gli insabbiamenti, un copione già visto già tante, troppe volte. Un vero e proprio “modus operandi” che in maniera drammaticamente ripetitiva entra in gioco ogni qual volta un cittadino muore tra le mani di chi invece dovrebbe proteggerlo.
Dopo mesi e mesi di estenuante processo si è arrivati a delle condanne ridicole, espressione chiara di una omertosa “macchina” di controllo sociale e repressione che ha potere di autoassolversi ogni qual volta si renda necessario.
Certi dell’importanza della solidarietà e dell’unione nelle battaglie difficili oggi saremo in quelle strade per ricordare riccardo e perchè Verità e Giustizia, quelle vere, si costruiscono fuori dalle aule dei tribunali, senza dimenticare, informando, coinvolgendo e partecipando alla costruzione di una giustizia popolare.
Purtroppo questo striscione di 30 metri è stato visibile a Firenze solo per 30 minuti in quanto la DIGOS si è attivata subito per elimenarlo.
Grazie all’ intervento di Guido, Andrea, gli amici di Riky e l’ avv. Anselmo è stato possibile evitare un ingiusto sequestro dello striscione.
La VERITÀ non potete più nasconderla dietro ad un colpevole dito.
BASTA ABUSI IN DIVISA!
MAI PIù!
RICCARDO VIVE!
ACAD
Genova, migrante già ferito e in manette. Pestato dai carabinieri?
La denuncia al numero verde di Acad. L’uomo sarebbe stato pestato mentre già era immobilizzato e ammanettato. Con le manette è stato caricato in ambulanza e portato a Marassi
di Ercole Olmi
Si sentiva urlare di dolore l’altra notte a Genova, fino ai piani alti dei palazzi di fronte alla Stazione Marittima, nonostante Piazza Dinegro sia sempre squarciata dal rumore del traffico genovese. Era mezzanotte e due persone si sono affacciate per capire chi fosse così straziato da implorare di smetterla di fargli male. Dalla finestra si vedevano due uomini, dietro al furgone bianco nella foto, alle prese con una terza ormai a terra. I due infierivano. Sembrava una rissa tra balordi ma poi i testimoni hanno capito che si trattava di due carabinieri. A terra, l’uomo destinatario della gragnuola di pugni e calci, era ammanettato! I due chiamano il numero verde di Acad e raccontano inorriditi che, anche mentre si attendeva l’intervento dell’ambulanza, uno dei due carabinieri, a turno, si staccava dal gruppo di uomini in divisa per andare a somministrare un altro calcio o assestare un altro pugno al malcapitato. Sul luogo, infatti, erano accorse altre due auto: una di polizia, l’altra di vigili. Ammanettato, l’uomo ferito è stato caricato sull’ambulanza e forse trasportato direttamente al carcere di Marassi. Era la notte del primo agosto. Quando i testimoni scendono in strada non possono fare altro che fotografare le pozze di sangue sull’asfalto e formulare il numero verde dell’associazione contro gli abusi in divisa.
Il mattinale dei carabinieri, il giorno appresso, comunicherà l’arresto per “resistenza a Pubblico ufficiale” (succede spesso che un pestato si veda comminare una simile accusa) e la denuncia per “ lesioni personali aggravate e violazione di domicilio” di un cittadino marocchino di 35 anni, senza fissa dimora e pregiudicato. Verso le ore 20.30, i militari sono intervenuti su richiesta del personale sanitario dell’ospedale “Galliera”, in quanto il 35enne straniero si era presentato con una ferita da taglio ad un braccio, poi giudicata guaribile in 10 giorni, dando anche in escandescenze. Nel frattempo, durante la medicazione, all’interno della apposita sala, con mossa fulminea, l’uomo era riuscito ad allontanarsi facendo perdere le proprie tracce. Il fuggitivo, in via Aspromonte, ha poi aggredito un 76 enne genovese, mentre stava rincasando, allo scopo di nascondersi nel giardino e sottrarsi dalle ricerche dei militari. L’anziano ha riportato lesioni guaribili in 30 giorni. L’uomo è stato poi rintracciato e bloccato in piazza Dinegro, dopo un lungo inseguimento a piedi, al termine del quale ha strattonato un carabiniere nel vano tentato di divincolarsi. L’arrestato è stato associato al carcere di Marassi. Dunque, se stiamo descrivendo lo stesso episodio, l’uomo era già ferito a un braccio prima di essere sottoposto al trattamento quantomeno “energico” dei due militari. Un arresto, probabilmente legittimo, tramutato in un pestaggio illegittimo. Tanto la vittima è un migrante senza dimora. Chissà se al Garante dei detenuti della Liguria viene voglia di vederci chiaro. Acad sta tentando un accertamento.
Comunicato sulla Sentenza per la morte di Riccardo Magherini
E’ stato riconosciuto un omicidio, questo è il punto di partenza dopo il processo di primo grado.
Tra lacrime liberatorie e di rabbia, dopo oltre un anno e mezzo di udienze, dopo menzogne e inganni, dopo insabbiamenti e dimenticanze, dopo il fango gettato su Riccardo e la sua famiglia, dopo intimidazioni e coperture: lo Stato italiano riconosce, con una leggerezza imbarazzante data da pene ridicole, che Riccardo Magherini non è morto da solo.
Le condanne sono risibili: 7 mesi e 8 mesi con sospensione della pena che garantirà loro neanche un giorno di galera, 7-8 mesi che allo Stato italiano evidentemente bastano per riconoscere un omicidio quando a commetterlo sono le forze dell’ordine.
Dopo poco più di mezz’ora di camera di consiglio la giudice Bilosi pronuncia la sentenza per la morte di Riccardo:
dichiara COLPEVOLI Della Porta, Castellano e Corni, in quanto responsabili del reato di omicidio colposo, in cooperazione colposa, “per aver concorso a determinare la morte di Riccardo Magherini avvenuta il 3 marzo 2014 per arresto cardiorespiratorio per intossicazione acuta da cocaina associata ad un meccanismo asfittico”.
E CONDANNA, CON IL BENEFICIO DI SOSPENSIONE CONDIZIONALE DELLA PENA, Della Porta e Castellano a 7 mesi di reclusione, Corni a 8 mesi.
Lo stesso Corni è stato assolto dall’ accusa di percosse per difetto di querela (in quanto nell’assurdità del nostro codice penale, solamente Riccardo avrebbe potuto denunciare le percosse, non parti terze come in questo caso i familiari e ACAD).
Ascenzi addirittura assolto per non aver commesso il fatto.
Fortunatamente assolte le due volontarie della CRI, Matta e Mitrea.
Condanna inoltre Della Porta, Castellano e Corni al pagamento delle spese processuali (che in teoria dovrebbero pagare loro, ma generalmente interviene il Ministero attingendo dalle nostre tasse, come nel caso Aldrovandi ad esempio), al risarcimento del danno in favore delle parti civili da definirsi in sede Civile, e al pagamento del 30% delle spese di giudizio mentre il restante 70% verrà compensato tra le parti.
E’ giustizia quando la vita di un uomo per le istituzioni vale così poco?
C’è amarezza e rabbia per l’ennesima dimostrazione che la giustizia di questo paese sia direttamente proporzionale alla sua vera identità, all’identità di uno Stato ingiusto, che anche in queste sedi fa emergere tutte le proprie contraddizioni.
Ma c’è una condanna, e non era scontato, c’è una condanna che più che simbolica ci sembra un tentativo strumentale per salvare l’attendibilità di un sistema giudiziario che generalmente tende alla totale assoluzione delle divise coinvolte, c’è una condanna emblematica più che reale, strumentale a salvare la credibilità dello Stato stesso, ma c’è una condanna che, anche se ridicola, riconosce tre dei quattro responsabili della morte di Riky come assassini.
Una sentenza comunque simbolicamente importante, dopo le tante troppe volte in cui ci siamo trovati di fronte a totali assoluzioni.
Resta la voglia di continuare al fianco della famiglia Magherini questa lotta fuori e dentro i tribunali, una lotta che, oltre al far emergere la verità sulle colpevolezze individuali delle divise coinvolte, significa per noi denunciare le responsabilità del sistema che genera e garantisce tutto questo.
-La vera condanna è stata data a tutti quelli che volevano bene a Riccardo con “un ergastolo” nel non poterlo rivedere più.-
La Verità la sappiamo, rimane scritta nel vuoto che ha lasciato Riky, nel dolore dei familiari, nell’impegno di chi non ha mai smesso di lottare in questi due anni lunghissimi.
Per noi, la vita di Riccardo, valeva molto di più.
ACAD-Onlus
Lo stato uccide e poi rimuove?
Tendopoli di San Ferdinando, 10 Giugno 2016. La baracca in cui Sekine Traore è stato ucciso da un colpo di pistola ormai più di due giorni fa, in questo momento non è sottoposta a sequestro. È ancora l’emporio dove da uno stereo canta Bob Marley, qualcuno fuma una sigaretta e qualcun altro beve un caffè. Non sappiamo se un sequestro c’è stato, ma nessuno sembra confermarlo.
Eventualmente, si è trattato di un sequestro lampo. Tracce di sangue, comunque, non ce ne sono. Ci chiedono il perché. Non lo sappiamo.
L’iscrizione del carabiniere nel registro degli indagati è un atto dovuto, ha dichiarato il procuratore della Repubblica di Palmi Ottavio Sferlazza, aggiungendo prontamente che tutto sembra confermare l’ipotesi di una legittima difesa. Bene. Chiediamo alla procura della Repubblica di chiarire se e in che termini sono stati eseguiti i dovuti rilievi sul luogo dell’omicidio. Chiediamo alla procura della repubblica di chiarire se l’assoluta accessibilità dei locali a 48 ore da un omicidio rispetti o violi quello che la legge prescrive in questi casi.
Molte persone, infine, continuano ad affermare elementi importanti, ed almeno parzialmente in contrasto con la versione delle Forze dell’ordine. Chiediamo alla procura della Repubblica se e in che termini è stato garantito l’esercizio del diritto/dovere di testimoniare. Nessuno dei presenti ha dichiarato di essere stato sentito o convocato in procura.
Chiediamo infine, a tutti e a ciascuno, di considerare che Sekine è morto e c’è una verità dei fatti ancora tutta da accertare. Ricordiamo che gli inquirenti hanno il dovere – morale e giuridico – di compiere ogni sforzo al fine di chiarire il più possibile questa verità. Chiediamo a tutti e a ciascuno di giudicare se questo è il modo.
Comitato Verità e Giustizia per Sekine Traore
Acad – Associazione contro gli abusi in divisa Onlus
Chi semina vento raccoglie tempesta
VERITA’ E GIUSTIZIA PER SEKINE TRAORE
Un uomo è un uomo. Una vita è una vita. Un omicidio è un omicidio.
27. Gli anni. Ma non era un universitario fuori corso, come molti suoi coetanei calabresi laureandi in disoccupazione. Fuori sede, sì, ma all’accademia della sopravvivenza per lavoratori stranieri saltuariamente occupati e strutturalmente supersfruttati.
3. le volanti. 2 dei Carabinieri e una della polizia. = 6 agenti? Almeno… 2 per macchina, si suppone. Se non di più. I testimoni riferiscono 7.
?. Il tempo trascorso tra l’arrivo degli agenti e la morte violenta per colpo d’arma da fuoco all’addome. Il comunicato dell’Arma segnala l’orario della rissa ma non quello del decesso e tantomeno quello dell’arrivo delle volanti.
400. Circa. Ancora. Gli ospiti presenti in tendopoli a stagione ampiamente conclusa. Senza soldi senza cibo senza lavoro…
?. Il guadagno medio della stagione e la paga giornaliera media ricevuta da Sekine quest’anno per il lavoro negli agrumeti.
?. I profitti dei grossi magazzini che a Rosarno rastrellano a basso prezzo il prodotto e lo rivendono alla Grande Distribuzione.
?. Quanti marchi illustri del commercio alimentare devono lavare via negli stabilimenti il sangue dei Sekine.
5. Gli omicidi di stato di africani dal 2008 ad oggi, per quanto sappiamo, riferendoci a quanti deceduti di morte non naturale né per cosiddette “dinamiche interne”, ma per superamento della soglia di sopportazione umana – il ragazzo che si è impiccato dietro la famosa “fabbrica” – per negligenza programmata delle istituzioni – i due morti di bicicletta lungo le provinciali senza lampioni percorse dai ghetti al luogo di lavoro – per bassa soglia di resistenza ai rigori dell’accoglienza umanitaria – la persona trovata morta di freddo nei pressi della tendopoli qualche anno fa – per ragioni di ordine pubblico…SEKINE.
?. I feriti dal 2008 – anno della famosa rapina che causò il ferimento grave di due braccianti da parte di criminali locali – al 2010 della rivolta, passando per le aggressioni di quest’inverno e arrivando ad oggi – giorno di lutto e rabbia nella tendopoli di San Ferdinando per la perdita di un fratello, ucciso dallo stato per “incapacità” dello stato a garantire l’incolumità e assistenza chi dà segni di squilibrio – o come scrivono i cc è “in evidente stato di alterazione psicofisica” e secondo le nostre leggi va tutelato e curato, non soppresso.
?. Quanti di noi nati qui nelle stesse condizioni darebbero gravi segni di squilibrio e dopo quanto tempo…
?. Se nella piana di Gioia Tauro, se in Italia, se nel cuore della civilissima Unione Europea un lavoratore immigrato può sperare nella giustizia almeno da morto.
Durante la determinata e partecipata manifestazione organizzata questa mattina dai fratelli di Sekine, che vivono in tendopoli, davanti al Municipio di San Ferdinando (competente territorialmente per il sito), decine di persone riferivano una versione contrastante almeno in parte con quella ufficiale ed esprimevano sconcerto e rabbia per il fatto che le dichiarazioni rese ieri non fossero, a quanto pare, contestuali alle necessarie ed opportune procedure legali. In molti si dichiarano disponibili a testimoniare in qualunque sede. Questo con un enfasi che si accentua alla notizia che, a quanto pare, la procura si sia espressa ieri avallando la versione della polizia.
Non ci interessano i linciaggi. Le responsabilità dei singoli esigiamo che vengano chiarite prima di tutto perché, in mancanza di ciò, ci troveremmo di fronte a una grave minaccia alla libertà e all’incolumità di tutti per un precedente che nel nostro paese sarebbe l’ennesimo, siano le vittime di colore più o meno bianco, più o meno scuro.
LE RESPONSABILITA’ MORALI E POLITICHE PER NOI SONO CHIARE: CHI GOVERNA LA SITUAZIONE, A QUALUNQUE LIVELLO, E CHI CI GUADAGNA… LE PORTA TUTTE.
LE RESPONSABILITA’ GIURIDICHE FAREMO SI’ CHE VENGANO ACCERTATE.
Comitato Verità e Giustizia per SEKINE TRAORE
ACAD – Associazione contro gli Abusi in Divisa Onlus
Tutti assolti! Comunicato di ACAD sulla Sentenza Ferrulli
Ieri, ancora una volta, dentro un’aula di tribunale, siamo stati testimoni dell’ennesima assoluzione a favore delle “forze dell’ordine”.
Tutti assolti i 4 poliziotti che dopo i fatti del 30 giugno 2011 erano imputati per l’ omicidio preterintenzionale di Michele Ferrulli.
La corte d’Assise d’Appello di Milano ha confermato la sentenza di primo grado del luglio 2015: assolti.
Rimangono le grida di Michele che chiedeva aiuto, mentre i 4 agenti sferravano pugni e manganellate sul suo corpo ormai a terra, a soffocare sull’asfalto.
Rimangono le vergogne di un iter processuale che ha fatto trasformare i manganelli in guanti pur di garantire un meccanismo perfetto che ha portato alla totale impunibilità degli agenti coinvolti.
Rimangono la rabbia e il dolore dei familiari che andranno avanti fino alla cassazione.
Noi, con loro, facciamo appello a tutti e tutte, affinché venga diffusa il più possibile la notizia di questa infame sentenza, perché la richiesta di verità e giustizia sia sempre più unanime e perché non accada mai più.
Ancora una volta siamo di fronte a l’evidenza terrificante di uno Stato che assolve se stesso.
Ancora una volta tanta rabbia.
Mentre chi ci governa insiste a non approvare leggi adeguate sulla tortura e numeri identificativi, nelle aule si continuano a servire vergognose sentenze che completano un quadro preoccupante fatto di impunità e attacchi verso familiari e vittime.
Poco prima di questa sentenza, sempre a Milano, sono stati assolti per insufficienza di prove i carabinieri accusati di aver pestato violentemente Luciano Isidro Diaz nella caserma di Voghera il 5 aprile del 2009: anche loro assolti, come se nessuno avesse provocato a Luciano la perforazione dei timpani di entrambi gli orecchi, il distacco della retina con la conseguente perdita della funzione visiva di un occhio e la compromissione grave per l’altro.
Non è stato nessuno.
Come se Michele non fosse morto.
Come se Luciano non fosse invalido a vita.
VERITA’ E GIUSTIZIA PER MICHELE FERRULLI E PER TUTTI GLI ALTRI.
Acad-Onlus
