In ricordo di Vincenzo Sapia nel secondo anniversario della morte

Vincenzo Sapia muore a Mirto Crosia il 24 maggio 2014 durante un fermo dei carabinieri.

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Vincenzo Sapia è un ragazzone di 29 anni e oltre 100 chili con qualche problema di salute. Sono circa le dodici, quando decide di uscire di casa. Assume i suoi farmaci quotidiani e saluta la madre, intenta a cucinare. «Dove vai Vince’? prova la madre a fermarlo – è quasi pronto…». «Vado a prendere un cane – risponde il ragazzo – e torno presto». Continua a leggere…

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In ricordo di Francesco Smeragliuolo nel giorno del suo venticinquesimo compleanno

smeragliuoloOggi Francesco Smeragliuolo avrebbe dovuto festeggiare il suo venticinquesimo compleanno. Purtroppo non ci sarà niente da festeggiare perché nel giugno scorso Francesco in 39 giorni di carcere perde prima 16 chili e poi la vita.

Francesco Smeragliuolo, 22 anni, arrestato il 1° maggio 2013 per una rapina. 39 giorni di carcere gli sono costati prima sedici chili e poi la vita stessa. E’ morto nel carcere di Monza sabato 8 giugno e sua madre, Giovanna D’Aiello, vorrebbe vederci chiaro. Per questo si rivolta ad alcune associazioni come Antigone, A buon diritto e Acad. Esclusa l’ipotesi del suicidio. In una lettera recente alla fidanzata Francesco pensava “ai tanti progetti insieme”. L’autopsia, disposta dal magistrato, avrebbe escluso che la morte sia avvenuta per cause violente o per intossicazione da farmaci o droghe. Il responso è stato il solito: “decesso causato da arresto cardiocircolatorio”. Dalla casa circondariale nessuna spiegazione sul decesso, avvenuto nel pomeriggio di sabato 8 giugno. Il giovane si sarebbe sentito male ed è stato attivato il 118 in codice rosso. La direttrice si  limitò a dire: «C’è un’indagine in corso, bisogna attendere l’esito».

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Processo Ferrulli: domani lunedì 23 maggio prevista la sentenza di secondo grado

Domani lunedì 23 maggio presso il tribunale di Milano verrà pronunciata la sentenza del processo d’appello per la morte di Michele Ferrulli.

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Il processo d’appello si è aperto a gennaio con la decisione dei giudici di accogliere la richiesta dell’accusa per una nuova perizia medico-legale per stabilire le cause della morte di Michele Ferrulli. L’uomo era morto a Milano in via Varsavia nella notte del 30 giugno 2011 per un arresto cardiaco mentre veniva ammanettato da quattro poliziotti, imputati per omicidio preterintenzionale ma assolti. Continua a leggere…

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Quattro anni fa il pestaggio ai danni di Vittorio Morneghini

morneghiniQuaranta fratture sul viso che resterà per sempre deformato dalle botte selvagge di quella notte del 20 maggio 2012. Una cicatrice fisica indelebile a testimoniare la violenza inaudita, anzi la «follia bestiale» dei due agenti di polizia, come l’ha definita il pm Tiziana Siciliano nell’ordinanaza di arresto. Vittorio Morneghini, la vittima del pestaggio, ex dipendente comunale racconta quella notte tragica. «L’incubo non è finito — dice — perché le ferite fisiche lentamente guariscono, ma dentro ti resta un misto di rabbia, devastazione e paura». Continua a leggere…

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Otto anni fa moriva in circostanze mai chiarite Vito Daniele

Il 9 maggio di otto anni fa Vito Daniele muore in circostanze misteriose sul tratto di autostrada che si trova al confine fra Avellino e Benevento dopo essere stato fermato da un agente in borghese dalle Guardia di Finanza.

10391733_104694832876996_1055711_nIn questi anni la moglie Mariella Zotti non si è mai arresa: “Chi ha sbagliato deve pagare. Hanno ucciso mio marito, lo hanno fermato quando stava facendo rientro a casa per la festa della mamma dopo una settimana di lavoro in un’azienda romana. Non chiedo vendetta ma solo e soltanto giustizia per Vito. A casa ci sono ancora tre bambini che aspettano e chiedono del papà che non c’è più”. Continua a leggere…

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Processo Mastrogiovanni: domani martedì 10 maggio nuova udienza del processo d’appello

Si avvia alle fasi finali il processo d’appello per la morte di Francesco Mastrogiovanni

155947_494993907187366_1143990899_nDomani mattina martedì 10 maggio alle ore 11 presso il tribunale di Salerno si terrà una nuova udienza del processo d’appello per la morte di Francesco Mastrogiovanni. Nell’udienza di domani mattina sono previste le arringhe finali da parte degli avvocati della difesa. In primo grado sono stati condannati sei medici del reparto di psichiatria dell’ospedale di Vallo della Lucania. Cinque per sequestro di persona, morte come consenguenza di altro delitto (il sequestro stesso) e falso in atto pubblico. Il sesto è stato riconosciuto colpevole solo del reato di sequestro di persona. Le pene inflitte vanno dai 2 ai 4 anni con interdizione dall’esercizio della professione per 5 anni. I medici sono stati condannati anche al pagamento del risarcimento alle parti civili e delle spese processuali. Assolti invece i 12 infermieri accusati di sequestro di persona, illecita contenzione e omicidio colposo. Continua a leggere…

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In ricordo di Ettore Stocchino. Oggi avrebbe compiuto 23 anni

Oggi Ettore Stocchino avrebbe compiuto 23 anni. Purtroppo non potrà festeggiare perché è morto in circostanze mai chiarite la notte del 10 luglio del 2012. Si è parlato di suicidio ma troppe sono le cose che non tornano.

402674_4698467025035_847669465_nDi seguito riportiamo la drammatica ricostruzione del padre di Ettore riguardo ai fatti di quella notte: ”Quelle che risultano essere misteriose sono le modalità, la definizione più che fantasiosa del suicidio, molti retroscena e fatti antecedenti che il magistrato non ha voluto considerare. Ettore un mese prima era stato fermato e minacciato da una pattuglia dei carabinieri di Segrate esattamente a poche decine di metri dove è stato poi dopo un mese rinvenuto cadavere”. Continua a leggere…

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Sei anni fa il pestaggio ai danni di Stefano Gugliotta

Il 5 maggio di sei anni fa il pestaggio ai danni di Stefano Gugliotta

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I fatti:

L’ 8 maggio 2010 il programma “Chi l’ha visto?” diffonde il video di un gruppo di celerini intento a pestare due ragazzi su un motorino. Siamo a Roma Nord, quartiere Flaminio nel dopo partita di Roma – Inter e la sconfitta dei giallorossi ha scatenato la rabbia dei tifosi che ingaggiano un violento scontro con la polizia. Nei paraggi di via Pinturicchio, una delle vie nei dintorni dello stadio, circola una squadra di celerini a caccia di tifosi in fuga o nascosti. Stefano Gugliotta, 21 anni, transita proprio in quel momento a bordo di uno scooter insieme a un amico. Un poliziotto del reparto mobile, a piedi, gli taglia la strada e lo ferma. Senza alcun preavviso comincia a colpirlo col manganello e a tempestarlo di pugni. L’amico scappa terrorizzato e lascia Gugliotta in balia del celerino. Arrivano altri poliziotti, lo circondano e continuano. Al quinto piano di un condominio, un uomo riprende la scena con il cellulare; le immagini sono confuse e mosse, ma si sentono distintamente le urla dei poliziotti, i colpi di manganello, le implorazioni di Stefano che supplica di smetterla. Altri residenti affacciati protestano vigorosamente, ma i poliziotti non accennano a smetterla. Dopo pochi minuti Stefano si ritrova ammanettato in un furgone della polizia penitenziaria in stato di arresto e condotto in carcere.
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Ventinove anni fa moriva Mario Scrocca

AMORE

1/5/1987 alle 21.30 viene dichiarata, dai medici del S. Spirito di Roma, la morte di Mario Scrocca. Era stato prelevato il giorno prima da casa, accusato di un pluriomicidio avvenuto quasi dieci anni prima; su sua espressa richiesta durante l’interrogatorio era stato sottoposto a vigilanza a vista. Il ragazzo (27 anni) costretto in isolamento era sorvegliato con la cella aperta. Per un “errore” nel cambio di consegna degli agenti penitenziari, la sorveglianza a vista si trasforma in controllo ogni dieci minuti dallo spioncino. Alle 20 del primo maggio, orario del cambio di guardia, gli agenti trovano il giovane impiccato, non in una cella antisuicidio, ma in una cella anti impiccagione. Riuscì ad impiccarsi per uno scarto di 2 millimetri usufruendo dello spazio del water, incastrando la cima del cappio nella finestra a vasistas, cappio confezionato con la federa del cuscino scucita e legata alle estremità con i lacci delle sue scarpe (che erano stato confiscati insieme alla cintura al momento della carcerazione); lacci che torneranno magicamente sulle scarpe del ragazzo (uno regolarmente allacciato) quando arriverà al S.Spirito.

I primi soccorsi vengono effettuati direttamente a Regina Coeli, sembra, nella stessa cella, poi il detenuto viene portato all’ospedale che dista circa 500 metri dalla casa circondariale, che purtroppo sono contromano, 1.6 km per un tempo stimabile al massimo in 10 minuti. Il trasporto avverrà nel portabagagli di una 128 Fiat familiare, anziché sull’autoambulanza di servizio del carcere. Due agenti di custodia e un maresciallo, senza alcuna presenza del medico che avrebbe dovuto prestare teoricamente il primo soccorso; appare evidente ai sanitari dell’Ospedale che nulla è stato tentato per salvare Mario. Il viaggio durerà oltre 30 minuti. Arriverà al S. Spirito alle 21.00 già cadavere . Non sarà permesso ai familiari (avvisati per altro al telefono e senza qualificarsi) di vedere il corpo fino alle 6 del mattino successivo, che non presenta tracce di lesioni se non per l’enorme ematoma sulla spalla destra e sul collo, solcato da larghi e profondi segni, dichiarati dagli stessi sanitari, non prodotti da stoffa.

Tre giorni dopo la morte di Mario, il Tribunale del Riesame revocherà il mandato di cattura.

Dopo la costituzione come parte civile, nel procedimento aperto contro ignoti, della moglie, spariranno tutti i fogli di consegna, di ricovero e requisizione degli oggetti al momento dell’arresto.

A distanza di un anno il procedimento si chiuderà in primo grado senza responsabili se non lo stesso giovane.

L’accaduto è sempre stato volutamente nebuloso fin dall’arresto su dichiarazioni di una pentita che all’epoca dei fatti aveva 14 anni, dichiarazioni non di scienza diretta, ma di natura di relato proveniente da persona non rintracciabile e soprattutto al disconoscimento fotografico di Mario da parte della stessa pentita. Passando per le irregolarità nella carcerazione, nella morte del giovane e nei referti autoptici.

Nessuno ha mai dato risposte se il giovane sia “stato suicidato” o se sia stato istigato al suicidio, reato che all’epoca non esisteva.

La responsabilità “reale” di quel giovane è stata avere un nome troppo comune, una famiglia, un bimbo di due anni, un lavoro stabile, essere uno dei fondatori delle RdB del settore sanitario, amare il suo lavoro, la sua vita e le sue convinzioni politiche.

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Processo Bifolco: domani giovedì 21 aprile nuova udienza del processo di primo grado

Alle battute finali il processo per la morte di Davide Bifolco. Previsto un corteo cittadino per chiedere verità e giustizia con concentramento alle ore 9 in piazza Mancini  che sfilerà fin sotto il tribunale.

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Domani, giovedì 21 aprile presso il tribunale di Napoli in piazzale Cenni si terrà una nuova udienza del processo per la morte di Davide Bifolco. Il pm Manuela Persico, titolare delle indagini con il procuratore aggiunto Nunzio Fragliasso, al termine della requisitoria aveva avanzato una richiesta di condanna per il carabiniere imputato di omicidio colposo a 3 anni e 4 mesi di reclusione con il riconoscimento delle attenuanti generiche equivalenti. Sarebbero stati 5, il massimo, senza la diminuzione di un terzo imposta dalla legge caso di processo abbreviato. In caso di condanna, l’imputato non potrebbe avere la sospensione condizionale né beneficiare della detenzione domiciliare. Ma l’ottimo lavoro dell’avvocato Fabio Anselmo ha fatto si che il giudice, Ludovica Mancini, accogliesse l’istanza per un supplemento istruttorio presentato dal legale della famiglia Bifolco e riaprisse l’istruttoria ascoltando in aula il signor Carmine Baiano (consulente balistico), il carabiniere Giosuè Del Vecchio (presente sulla gazzella quella notte con l’imputato Giovanni Macchiarolo) e il maresciallo Sarno. Secondo l’avvocato Anselmo, al carabiniere dovrebbe essere contestato il reato di omicidio volontario e non colposo.  Continua a leggere…

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