ACAD

-Associazione Contro gli Abusi in Divisa – ONLUS –

Noi vi dichiariamo colpevoli! Giustizia per Paolo Scaroni!

ASSOLUZIONE PER GLI IMPUTATI DEL PESTAGGIO SCARONI: CHIEDIAMO LA MASSIMA DIFFUSIONE.
NOI VI DICHIARIAMO COLPEVOLI! GIUSTIZIA PER PAOLO SCARONI!

Paolo Scaroni, tifoso, ragazzo, vide la propria vita distrutta per sempre dalla violenza dello Stato il 24 settembre del 2005, quando dopo la partita Hellas Verona – Brescia, rimase in fin di vita a causa di diverse cariche immotivate della polizia mentre stava mangiando un panino alla stazione di Verona.
Si ritrova in un attimo con la testa fracassata, resta in coma per diversi mesi e al risveglio gli viene diagnosticata un’invalidità permanente del 100%.
Mercoledì 25 giugno il processo d’appello ha dichiarato il triste verdetto: TUTTI ASSOLTI!
TUTTI ASSOLTI gli agenti di polizia che si accanirono su di lui quel maledetto giorno impugnando al contrario i manganelli con l’intenzione di fare ancora più male, in 8 contro 1, senza alcuna ragione.
Dopo questa assoluzione vergognosa per insufficienza di prove, dopo quattordici anni di processi tra verbali truccati, testimonianze insabbiate e filmati spariti, i picchiatori sono riusciti a cavarsela ancora una volta grazie al volto travisato e alla mancanza di segnali numerici di riconoscimento .
Ancora una volta l’impunità delle divise, senza numeri identificativi è assicurata.
Oggi più che mai è importante far capire a coloro che vorrebbero dichiararsi innocenti con una sentenza di assoluzione ignobile, che non siamo disposti ad accettare questa ingiustizia.
Oggi più che mai è importante non lasciare Paolo solo.
Oggi più che mai riteniamo necessaria una risposta collettiva per gridare contro il sistema di impunità che giustifica e avvalora i continui abusi delle forze dell’ordine e rilanciamo l’importanza di una lotta unitaria per l’introduzione dei numeri identificativi.
Rendiamo ovunque pubblica la nostra indignazione per questa vergognosa assoluzione, nelle strade, nelle piazze, negli stadi.
ACAD L’Associazione Contro gli Abusi in Divisa invita tutta la collettività a partire dalle tifoserie e dalle curve, oltre la propria fede e oltre i colori, ad esporre, ove sia possibile, un messaggio di indignazione verso questa ignobile assoluzione con striscioni, magliette, foto, cartelli, videomessaggi, e qualsiasi mezzo ognuno ritenga più opportuno e ad accompagnare, dove realizzabile, il tutto con l’hashtag #NoiViRiteniamoColpevoli!
#GiustiziaPerPaolo

Per informazioni, comunicazioni, adesioni, invio di foto e messaggi:
Mail: infoacad@inventati.org
Facebook: ACAD-Onlus
Tel: 3348016641

Noi vi dichiariamo colpevoli. Sia fatta giustizia per Paolo.
Associazione Contro gli Abusi in Divisa

L’APPARATO STATALE E IL CASO CUCCHI: LA QUESTIONE INCIVILE DELLA COSTITUZIONE PARTE CIVILE

Pochi giorni fa, ci siamo trovati di fronte ad una notizia che ci ha lasciati attoniti, senza parole, tanto da portarci a mettere per iscritto il nostro ragionamento collettivo.
L’Arma, col generale Nistri, il ministero della Difesa, il Ministero dell’Interno con Salvini e il Presidente del Consiglio Conte, hanno presentato istanza di costituzione parte civile nel processo che vede coinvolti otto carabinieri, accusati di depistaggio sul caso della morte di Stefano Cucchi.
Tutte le più alte cariche dello Stato costituite parte civile in un meccanismo di autoassoluzione che punta a scaricare la colpa sugli ultimi del sistema abusi, i carabinieri, per ripulire il sistema di comando stesso.
Il Ministro Salvini sì, proprio lui che a La Zanzara su Radio 24 dichiarava che “La sorella di Cucchi si deve vergognare”. Quello che “i legali fanno bene a querelare la Signora Ilaria Cucchi e lei dovrebbe chiedere scusa”.
Quello che, vestito con la divisa della polizia, dichiarava a tutte le testate nazionali che sarebbe stato sempre e comunque con le forze dell’ordine – aggiungendo che gli sembrava difficile pensare che ci fossero poliziotti o carabinieri che “pestano per il gusto di farlo”, chiede un risarcimento per danni morali allo Stato (a se stesso) di 120 mila euro. Un po’ come se Giovanardi chiedesse i danni morali per la morte di Federico Aldrovandi. Sconvolgente.
L’impegno continuo -nove lunghissimi anni di lotte – da parte della famiglia Cucchi, degli avvocati, delle altre famiglie delle vittime, delle tante realtà ed associazioni attive e solidali, la grande importanza comunicativa del film “Sulla mia pelle”, hanno ottenuto una solida conquista in termini di consapevolezza di massa: tutti in Italia, e non solo, sanno come è morto Stefano, tutti sanno del grande meccanismo di abusi che ha portato alla sua morte, un sistema che per anni ha coperto la colpevolezza dei tanti uomini di Stato coinvolti a più livelli, dall’Arma, ai medici, ai giudici.
Mele marce? No davvero.
Ad essere marcio è l’intero sistema, che negli anni non si è fermato, ma ha continuato ad uccidere, reprimere, insabbiare, negare, autoassolversi, senza mai smettere.
Questo risultato ha avuto non poche conseguenze per la credibilità istituzionale, lo Stato stesso si è sentito messo sotto processo dal negativo giudizio dei molti cittadini che si sono giustamente indignati, manifestando una solidarietà smisurata nei confronti della famiglia Cucchi e hanno inevitabilmente perso progressivamente fiducia verso l’Arma e gli altri livelli istituzionali.
E quindi come dobbiamo interpretare dopo 9 anni, questa richiesta di danni agli imputati?
Ci viene difficile ignorare che, mentre si presentava la richiesta di costituzione di parte civile, l’Arma continuava a mobbizzare due dei teste-chiave, quali l’appuntato Casamassima e la sua compagna e collega Maria Rosati e il ministro Salvini spediva i reparti DIGOS e celere di mezza Italia a tappare la bocca a chi esercitava il legittimo diritto di manifestare o anche il solo diritto di cronaca. Fu lo stesso Matteo Salvini che, quando finalmente la responsabilità dei carabinieri fu sotto gli occhi di tutti, si permise di ripetere ad Ilaria che si sarebbe dovuta vergognare.
Una mossa processuale che sembra quasi un tentativo di marketing da parte dello stato, nient’altro che forzare i presupposti per creare nell’opinione pubblica una nuova ondata di consensi, più entusiasta di prima perché “Chi sbaglia paga ed è lo Stato in primis a pretenderlo!”.
Non è così. Non sono, purtroppo, casi isolati. Sono tanti i nomi di chi ha perso la vita nelle mani dello Stato, sono continui gli abusi giornalieri manovrati dall’alto da una regia di comando.
Sfruttano magistralmente la deriva autoritaria di questo governo, scegliendo di sacrificare qualche uomo per un bene maggiore, quello di salvare la buona nomea dello Stato e delle forze dell’ordine, facendo un tiepido ‘Mea Culpa’ non solo poco credibile dopo anni, ma ipocrita e persino offensivo verso tutti gli altri casi di abusi ignorati dove gli imputati continuano ad essere assolti processo dopo processo, un appello dopo l’altro.
E’ nostro dubbio che questa costituzione parte civile altro non sia che la peggiore e più subdola delle strategie, quella di autoproclamarsi vittime con le mani ancora sporche di sangue, quella di autoassolvere la regia cercando deboli colpevoli. Creando un meccanismo pericoloso, attuando delle convinzioni distorte per rinnovare una fiducia nelle istituzioni che i fatti di ogni giorno smentiscono clamorosamente.
Quello di cui però siamo convinti e che ci preoccupa molto, è che così facendo, si tende ad avallare la teoria delle mele marce, teoria che noi non abbiamo mai sostenuto, proprio per far capire alle persone che no, non sono solo casi isolati, che la violenza delle forze dell’ordine fa parte di un sistema che va cambiato e che non è affatto vero che chi sbaglia paga, perchè se così fosse, gli assassini di Aldrovandi non vestirebbero più una divisa, quelli che hanno massacrato Ferrulli non potrebbero più prestare servizio, quelli che hanno torturato Aldo Bianzino nel buio di una cella avrebbero almeno subito un processo e quelli a cui è finito in mano Uva non sarebbero stati assolti perchè il fatto non sussiste.
Gli abusi non sono altro che l’esigenza dello stato di controllare le masse e di una “cultura” autoritaria radicata all’interno delle forze dell’ordine fin dalle fasi del reclutamento e dell’addestramento e non saranno certo tentativi poco credibili a risanare una voragine incolmabile.
ACAD-Onlus

La mattanza in Divisa contro la tifoseria dell’Atalanta

atalanta

In questo articolo, raccoglieremo tutte le testimonianze che ci stanno arrivando dopo i fatti accaduti a Firenze quando la partita di calcio di Coppa Italia era ormai finita, un evento sportivo in cui non sono MAI avvenuti incidenti tra le tifoserie opposte. Né prima, né durante, né dopo il match.
Come Acad, Associazione Contro gli Abusi in Divisa, cogliamo l’occasione per esprimere solidarietà, vicinanza e tutto il supporto necessario alle persone colpite dalla mattanza avvenuta mercoledi sera, dove i veri “teppisti” sono stati agenti in divisa come testimoniano le immagini qui sotto riportate.

Questo è quello che è successo la scorsa notte ai tifosi atalantini, di ritorno dalla partita di Coppa Italia giocata a Firenze: calci, pugni, manganellate, insulti.

https://www.facebook.com/poterealpopolo.org/videos/155185705396886/

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Firenze: vietata assemblea con studenti e ACAD sul caso Magherini

Condividiamo il comunicato degli studenti del liceo Castelnuovo a seguito dell’ imposizione da parte del consiglio di istituto di vietare un momento formativo insieme ad ACAD.
Ci dispiace che un logo fatto per noi da #Zerocalcare, un artista famoso e apprezzato, che gira il mondo, un artista presentato e apprezzato perfino nella televisione RAI pubblica, intervistato da Fazio a “Che tempo Che fa” proprio nei tempi in cui disegnava per noi quel logo, sia stato la causa di questa vergognosa censura.
Siamo rammaricati e MOLTO perplessi per una causa che sembra un pretesto e una scusa per non parlare delle problematiche reali che investono tutti noi e per nascondere la gravità del meccanismo che sta dietro agli abusi delle forze dell’ ordine nel nostro paese. Chi censura la verità e gli Abusi è complice di tale meccanismo, ed è questa la cosa grave, non un disegno che con geniale ironia mette a nudo una problematica.
Sarebbe stato molto meglio se si fossero investite energie nel censurare dai pubblici uffici chi ha ucciso quella notte RICCARDO e chi ha assolto i suoi assassini nel terzo grado della giustizia italiana.
Andiamo avanti, denunciando questa censura e ci vediamo domani allo spazio autogestito in Polveriera a Firenze per l’assemblea programmata, che cambia sì luogo, ma che di certo non avete fermato.
La verità è più forte delle censure.

CASTELNUOVO SCUOLA DELLA CENSURA E DELLA VERGOGNA
Firenze, 3 marzo 2014
Riccardo Magherini si trova in San Frediano, arriva sul posto una volante dei carabinieri che lo ferma.
I militari lo terranno a terra a tal punto da soffocarlo e provocarne la morte fra le grida di dolore che squarciano la notte, fra le parole di Riccardo a ricordare il figlio a cui quattro uomini in divisa stanno strappando il padre.
Firenze, 15 novembre 2018
Nonostante due condanne, gli evidenti segni sul corpo di Riccardo, le numerose testimonianze e i video che da anni circolano in rete una vergognosa sentenza assolve i quattro carabinieri.
“Hanno seguito la procedura”
Quindi la loro “procedura” per la nostra “sicurezza” ci provocherebbe la morte?
Non si parla più nemmeno di mele marce ormai, è l’intero sistema ad essere marcio e a mostrare le proprie forze dell’ordine per quello che sono: assassini in divisa al servizio di un sistema repressivo che garantisce loro impunità.
Firenze, 28 gennaio 2019
Stavolta la vergogna non esce da un’aula di tribunale, ma da una scuola.
Al Castelnuovo il consiglio di istituto deve approvare le assemblee da svolgere nel corso del forum.
Fra quelle proposte dal collettivo vi è quella sul caso magherini insieme ad ACAD Associazione Contro gli Abusi in Divisa – Onlus, che viene rifiutata con l’assurda motivazione del logo dell’associazione, che a detta di certi soggetti non sarebbe adatto ad entrare in una scuola.
Non è la prima volta che al Castelnuovo succede qualcosa del genere, così come non è la prima volta che ACAD entra in una scuola a fare assemblea.
Stavolta però siamo ancora più incazzati e proviamo ancora più schifo per quanto avvenuto.
Quattro carabinieri hanno ammazzato un uomo nella nostra città e al Castelnuovo non se ne può parlare.
È stato detto da una sentenza che la procedura normale delle forze dell’ordine porta alla morte e al Castelnuovo non se ne può parlare.
Il silenzio è complice della violenza e vergognoso tanto quanto l’assoluzione; che osservino bene le foto di Riccardo tutti quelli che hanno avuto la brillante idea di bocciare questa assemblea e si facciano due domande prima di rimettere piede in una scuola.
A chi ha avuto questa grande trovata ricordiamo invece che non è finita qui e che la verità e la giustizia non passano né dalle aule dei tribunali né dai consigli di istituto.
Delle nostre storie, delle nostre strade e delle nostre scuole ci riprenderemo tutto, senza chiedere il permesso a nessuno!
GIUSTIZIA PER MAGHERINI!
Collettivo Cosmos Castelnuovo

COMUNICATO DI AGGIORNAMENTO SULLA MORTE DI ARAFET ARFAOUI

Il caso di Arafet NON è assolutamente chiuso.
Con gli elementi ad oggi noti, sia sulla dinamica dei fatti sia sull’autopsia, NON è possibile escludere che le concause di morte del ragazzo di 31 anni, avvenuta ad Empoli il 17 gennaio durante un fermo di polizia con mani e piedi legati, siano imputabili a terzi.
Sono ancora in corso accertamenti medico legali delicati e complessi e col passare dei giorni crescono i dubbi e lo sgomento per quanto successo quel maledetto pomeriggio: se qualcuno avesse agito in maniera diversa Arafet sarebbe ancora vivo?
La fase investigativa prosegue, molti ancora sono i dettagli incompleti.
Rispediamo al mittente ogni conclusione frettolosa e inopportuna di una “morte per droga” uscita su alcuni mezzi di informazione che si sono immediatamente adoperati per strumentalizzare le notizie contenute nella relazione preliminare del medico legale nominato dal PM. Un primo test tossicologico ha accertato sì la presenza di cocaina, ma non le quantità, ed è una follia senza alcuna base logica e scientifica accostare ad ora le cause della morte a tale sostanza psicoattiva senza averne determinato i livelli. Ma purtroppo anche questo è un film già visto, per Cucchi, Aldrovandi, Magherini e troppi altri morti nelle mani dello Stato. Un film dal triste copione ripetitivo, che demonizza la vittima e rapidamente la dipinge come carnefice di se stessa.
Ma la verità spesso è un’altra, è quella scritta da chi ha combattuto per anni contro i depistaggi, contro le false testimonianze e l’omertà, contro le lastre con fratture omesse (Caso Cucchi), contro ricostruzioni fantasiose di deliri per droga senza basi scientifiche (Caso Aldrovandi, Magherini ecc..), contro le scale assassine, contro i manganelli che diventano guanti (Caso Ferrulli), contro filmati manomessi ad arte per garantire l’impunità a chi aveva con violenza agito (Caso Scaroni).
È vero che la TAC di Arafet ha accertato l’assenza di fratture, ma questo non esclude altri tipi di morte, e qualcuno ci dovrà spiegare la presenza di echimosi e segni di colluttazione sul volto e su altre parti del corpo, qualcuno ci dovrà spiegare la presenza di altri sintomi interni che necessitano di una comprensione approfondita. Per interpretazioni meticolose e professionali, affiancheremo al prezioso lavoro del medico legale di parte anche ulteriori consulenze specifiche.
Manteniamo pertanto la massima prudenza e riserbo sulla vicenda perché l’autopsia, come le indagini, non è ancora terminata e perché la Procura non ha ancora messo a disposizione tutte le carte e i filmati delle telecamere richiesti, fondamentali per ricostruire quanto avvenuto quel giorno. Ribadiamo quindi che gli elementi ad oggi in mano all’avvocato e ai consulenti della famiglia di Arafet, non permettono di escludere alcuna ipotesi sulle cause della morte, c’è ancora molto da valutare e chiarire prima di arrivare a concludere. Dalle dichiarazioni raccolte dai testimoni, tra cui gli stessi sanitari, abbiamo una sola certezza: all’arrivo del 118 Arafet era già morto.
Anche ciò che è successo nel bagno, unico luogo senza telecamere, è un passaggio rilevante su cui dovremo concentrare attenzione e indagini, l’assenza di immagini video probabilmente non ci darà mai la certezza di cosa è realmente accaduto là dentro, ma tutti i test sul corpo di Arafet molto potranno dire su cosa ha eventualmente subito.
Stiamo svolgendo i numerosi accertamenti e così sta facendo la Procura, ma andiamo avanti per la ricostruzione della verità con la massima attenzione e con l’autonomia imposta dalla nostra esperienza, costruita sulle tante vergogne processuali a garanzia troppo spesso di un impunità inaccettabile che ha gravato sul dolore già immenso delle tante altre famiglie che hanno pianto i loro cari in questi anni. Siamo stanchi di tutta questa sofferenza, ma determinati nell’andare fino in fondo.
Nell’attesa di fondamentali novità che usciranno a breve, continuiamo a chiedere l’aiuto di tutti su questo caso, sia per mantenere alta l’attenzione, sia per ribadire l’importanza del contributo di tutti. Ad oggi, 01/02/19, il preventivo complessivo per tutti i consulenti che stanno già lavorando, ammonta a 5.200 euro, cifra probabilmente destinata a salire. Nell’immediato siamo riusciti a coprire con la cassa interna di Acad (soldi derivati dal tesseramento più altri benefit) gli anticipi ai consulenti per un totale di 1.000 euro, altre realtà si sono in fretta mosse per contribuire a sostenere le spese più urgenti. Molte famiglie delle vittime hanno rinunciato in passato per paura e per l’enorme sforzo economico spesso necessario in questo tipo di processi, per questo sottolineiamo la necessità di non lasciar sola la famiglia di Arafet e di portare avanti questa battaglia di verità e giustizia con la forza della solidarietà popolare.
VERITÀ E GIUSTIZIA PER ARAFET
ACAD-Onlus

Un fiore per Arafet

Una ferita al cuore del centro cittadino di Empoli, un ragazzo di 31 anni morto con le manette ai polsi e i piedi legati.
Molte bocche hanno parlato, tante falsità sono state scritte su giornali e social sulla persona di Arefet, come a dover per forza ed in fretta giustificare una morte assurda. Come se Arafet, criminalizzato ed infangato, se la fosse cercata.
Come se in Italia esistesse la pena di morte per 20 euro forse false.
Una morte oscura, durante un fermo di polizia, in circostanze ancora da chiarire che contengono in sé elementi inquietanti.
Quel che è certo è che il 17 gennaio è un giorno che ha scritto una pagina orribile per la città di Empoli, quel che è certo è che nessuno ha offerto brioche e cappuccino ad un ragazzo in difficoltà, perché Arafet ha trovato la morte.
Tutto questo è inaccettabile, per questo insieme agli Ultras dell’Empoli ed alle molte realtà politiche e sociali che ancora hanno a cuore le sorti di questa Città e di chi la vive, abbiamo sentito forte la necessità di stringerci intorno ad una famiglia che piange un proprio caro e chiediamo a tutte e tutti di dimostrare la propria la solidarietà nei confronti di una famiglia ferita e di un ragazzo che non c’è più, portando un fiore sul luogo della sua morte. Vogliamo compiere un gesto che ricordi Arafet con umanità e amore nel rispetto della sua dignità di essere umano e dei suoi diritti violati.
Invitiamo perciò tutte e tutti coloro che vogliano ricordare #Arafet e stare vicino al dolore dei suoi cari, ad unirsi alla dimostrazione che si terrà sabato 26 gennaio in via F. Ferrucci 4, dalle ore 11.00 alle ore 17.00 per lasciare un fiore dove un ragazzo di 31 anni ha lasciato la vita.

ACAD (Associazione Contro gli Abusi in Divisa Onlus)
CSA Intifada
Potere al Popolo Empolese Valdelsa
Gli Ultras della Maratona
USB Livorno
COBAS Empolese Valdelsa
PRC Empolese
Settembre Rosso
Arci Empolese Valdelsa
Non una di meno Empolese Valdelsa
Collettivo antipsichiatrico Pisa
Associazione Culturale Tra i binari
Samuela Marconcini, consigliera comunale Fabrica comune per la sinistra.
Per info e adesioni: acadfirenze@autistici.org