ACAD

-Associazione Contro gli Abusi in Divisa – ONLUS –

Aggiornamenti processo Sekine Traore

Si è tenuta stamattina presso il Tribunale di Palmi una nuova udienza del processo per la morte di Sekine Traore, avvenuta l’8 giugno 2016 nella Tendopoli di San Ferdinando a causa di un colpo di pistola sparato da un carabiniere.
Nell’udienza odierna, il Tribunale in composizione monocratica ha sciolto la riserva sulle richieste di costituzione delle parti civili ammettendo la costituzione del fratello e della sorella di Sekine e rigettando la richiesta, avanzata dalla difesa dell’imputato, di esclusione di ACAD – Associazione contro gli Abusi in Divisa Onlus, già ammessa all’udienza preliminare.
Dichiarata inammissibile invece la richiesta di costituzione di parte civile avanzata da un cugino di Sekine, il parente più stretto che vive in Italia, per il quale il Giudice non ha riconosciuto la legittimazione all’azione civile quale danneggiato dal reato.
Il Giudice ha inoltre accolto la richiesta di citazione del Ministero della difesa in qualità di responsabile civile avanzata dalle parti civili ed ha rinviato all’udienza del 12.02.2021 per le richieste istruttorie e l’esame dei primi due testi dell’accusa.
Continueremo il nostro impegno per fare piena luce sull’ennesima morte nelle nostre campagne e per cercare giustizia per Sekine Traore.
Acad – Associazione Contro gli Abusi in Divisa Onlus
USB – Coordinamento Lavoro Agricolo

Aggiornamento processo Traore

Dopo una serie di rinvii si è finalmente tenuta oggi a Palmi la prima udienza del processo per la morte di Sekine Traore, ucciso da un colpo di pistola sparato da un carabiniere l’8 giugno 2016 nella Tendopoli di San Ferdinando. Oggi è stata avanzata richiesta di costituzione di parte civile per fratello, sorella e un cugino di Sekine. La difesa dell’imputato si è opposta sollevando una serie di questioni, mentre ha chiesto l’estromissione di ACAD, già parte civile, sulla base dell’assenza di interesse dell’associazione.Dopo la replica dei difensori delle parti civili, il giudice si è riservato su tutte le questioni e ha rinviato il processo all’udienza del 11.09.20.
Con Sekine nel cuore

CE L’ABBIAMO FATTA!

Tutti iscritti nel registro degli indagati per OMICIDIO COLPOSO (reato 589 c.p.) i 5 poliziotti, il medico e l’infermiera intervenuti su ARAFET ARFAOUI quel maledetto 17 gennaio 2019 che lo portò alla morte.
È stata accettata la richiesta d’opposizione contro l’archiviazione della morte di ARAFET!
La morte di Arafet avrà altre indagini “suppletive necessarie”.
La dettagliatissima ordinanza del Giudice Mancuso, che tiene conto di tutte le specifiche dell’Avv. Giovanni Conticelli dispone in sintesi:
” I predetti accertamenti dovranno essere compiuti previa iscrizione nel registro degli indagati di tutti i poliziotti intervenuti e dei due sanitari citati, al fine di garantire la loro partecipazione agli ulteriori accertamenti che il P.M. vorrà svolgere.
ln conclusione, si indicano all’organo inquirente i seguenti temi d’indagine:
[…] voglia la pubblica accusa disporre un maggior approfondimento in ordine all’individuazione della causa della morte di Arfaoui Arafet che tenga conto dell’incidenza causale che può aver rivestito nel suo determinismo il mantenimento dello stesso in posizione prona per circa quindici minuti, ammanettato alle mani e legato alle gambe, e tenuto fermo da tre poliziotti; in particolare dovrà accertarsi se le specifiche circostanze di fatto (posizione nella quale Arfaoui Arafet è stato tenuto e stato di agitazione nel quale versava, assunzione di cocaina e alcol) sopra descritte possano aver determinato la morte per una carenza di ossigeno rispetto al fabbisogno cardiaco”
Il Giudice, accogliendo integralmente tutte le richieste di indagini suppletive proposte dalla difesa con l’atto di opposizione all’archiviazione, ha quindi disposto il compimento di ulteriori indagini relative alle perizie medico legali, all’utilizzo della corda con la quale sono state legate le gambe ad Arafet da parte dei due agenti di Polizia intervenuti per primi e alla condotta dei cinque poliziotti e del medico e dell’infermiere del 118.
“Indica al Pubblico Ministero il compimento delle indagini suddette nel termine di mesi sei dalla comunicazione della presente ordinanza.”
Il GRAZIE più infinito va all’Avvocato Giovanni Conticelli e al Medico Legale Valentina Bugelli che hanno fatto un lavoro davvero straordinario per la verità, GRAZIE per l’impegno, la professionalità, la dedizione, le competenze, lo studio meticoloso, il cuore e l’anima che hanno messo per portare alla moglie di Arafet e alla collettività tutta questo primo vitale risultato di verità e giustizia che rimarrà inciso nella difficilissima lotta agli abusi come un’ importantissima piccola grande gioia.
È solo l’inizio, ma è un grande inizio, una conquista fondamentale che va a scalfire quel muro di impunità troppo spesso invalicabile.
Grazie ai tanti che hanno contribuito a questa battaglia, grazie a chi continuerà a farlo.
L’importanza della lotta collettiva agli abusi è scolpita nelle parole della moglie ” GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE, Senza di voi Arafet l’avrebbero fatto morire per droga”.
A futura memoria.
VERITÀ PER ARAFET E PER TUTTI GLI ALTRI.
Acad-Onlus

AGGIORNAMENTO DALL’UDIENZA PER L’OPPOSIZIONE ALL’ARCHIVIAZIONE DELLA MORTE DI ARAFET ARFAOUI

Si è da poco conclusa l’udienza a porte chiuse davanti al Giudice per le indagini preliminari Mancuso.
Insieme alla moglie di Arafet, l’avvocato Giovanni Conticelli ha esposto per oltre un’ora la dettagliatissima relazione di opposizione accompagnata da documentazioni audio e video dei momenti che hanno preceduto la morte.
La difesa di Arafet ha concluso chiedendo nuove indagini e ulteriori approfondimenti medico legali necessari a far chiarezza su questa morte gravissima nelle mani delle forze dell’ordine.
il gip si è riservato di decidere e la risposta è attesa nei prossimi giorni.
Abbiamo abbracciato la moglie per i tanti solidali che in questi giorni c’hanno chiesto di farlo.
VERITÀ PER ARAFET.
LA MORTE NON SI ARCHIVIA!
Acad-Onlus

 

COMUNICATO DI ACAD-ONLUS PER L’OPPOSIZIONE ALL’ARCHIVIAZIONE DELLA MORTE DI ARAFET ARFAOUI

A tutti gli organi di stampa
A tutte le realtà politiche e sociali
A tutti i solidali

“L’unica cosa che voglio è la verità sulla morte di mio marito. Non voglio soldi, non voglio vendette, voglio solo verità e giustizia per il mio Arafet”. La moglie.
Domani, giovedì 16 Gennaio alle 12.45 presso il Tribunale di Firenze, si terrà l’udienza per l’opposizione all’archiviazione del caso riguardante la morte di Arafet Arfaoui, il trentunenne deceduto ad Empoli durante un fermo di polizia all’interno di un money trasfert il 17 gennaio 2019.
Arafet è morto nelle mani delle forze dell’ordine, come successo già tante, troppe altre volte.
Arafet è morto con le manette ai polsi e i piedi legati.
È morto nelle mani degli agenti, i quali hanno dichiarato che Arafet fosse stato violento e non collaborativo, dicendo che per farsi consegnare i documenti ci sono voluti 20 minuti, ma questo fatto è smentito clamorosamente dalle telecamere presenti, in quanto dalle immagini è chiarito che dopo tre minuti avevano già il suo portafoglio.
Come è chiarito che era agitato, aveva paura, ma NON era violento.
È morto nelle mani di cinque agenti, due intervenuti subito, tre sopraggiunti successivamente sul posto, che si alternavano, in tre a turno, per contenere Arafet a terra, legato.
È morto mentre cercava di spedire i soldi ai suoi cari lontani, accusato dal gestore del negozio di possedere 20 euro false, sosteneva di aver subito lui stesso una truffa, infatti Arafet è stato il primo ad invocare la chiamata delle forze dell’ordine per accertamenti al negozio.
È morto dopo una colluttazione che possiamo solo immaginare nel bagno del locale privo di telecamere, ma scritta sui 23 segni di ecchimosi ed escoriazioni rilevate sul corpo di Arafet.
È morto dopo 15 minuti di contenimento in posizione prona con i poliziotti che continuavano a tenerlo a terra nonostante avesse smesso ormai di muoversi, parlare e lamentarsi.
Arafet è morto tra lancinanti gemiti di sofferenza registrati durante la telefonata fatta al 118 in quei tragici momenti.
È morto con un consistente edema polmonare, tale da rendere un polmone grande il doppio dell’altro.
È morto tra paura, panico e patimenti.
È morto con gli operatori del 118 che non sono intervenuti sul corpo per ben 5 minuti dopo il loro arrivo. Perché? C’era forse qualcuno che continuava a dire che Arafet fosse “violento e pericoloso”, nonostante le immagini delle telecamere visionate e le dichiarazioni dei sanitari depositate al PM, descrivano una realtà diversa e siano concordi nel definire che in quei 5 minuti all’interno del money trasfert non l’avessero “mai visto muoversi né parlare o emettere alcun tipo di suono”?
Come se fosse stato lasciato morire impedendo la possibilità di salvarlo.
Di cosa è morto Arafet?
Tutti, medici legali e consulenti scientifici di ambo le parti, concordano nell’affermare che Arafet è deceduto per “MORTE ELETTRICA CARDIACA”.
Ma cosa ha causato la “morte elettrica cardiaca” di Arafet?
Questa tipologia di morte può avere tre cause, lo dice il nostro medico legale e la letteratura scientifica internazionale:
-intossicazione letale acuta da sostanze d’abuso (overdose da droghe pesanti);
-infarto acuto del miocardio;
-insufficienza respiratoria per impedimento degli arti respiratori (asfissia posizionale).
Arafet aveva assunto cocaina, ma in piccola quantità, ben lontana dalla dose indicata scientificamente come letale , infatti entrambi i tossicologi assunti per questa verifica, (sia dal medico legale nominato dal pubblico ministero, sia quello nominato dalla moglie di Arafet), ESCLUDONO che la causa di morte sia stata determinata direttamente all’assunzione della sostanza.
Arafet non ha avuto un’overdose quindi e non ha avuto neanche un infarto al miocardio, lo dice l’autopsia.
Nonostante questo, il medico legale del PM e di conseguenza il Pubblico Ministero stesso, senza spiegazioni causali, ha concluso che la morte è sopraggiunta per : ” arresto cardiaco dovuto a morte elettrica cardiaca in corso di intossicazione acuta da sostanza stupefacenti assunte circa un’ora prima del decesso. Purtroppo nonostante il tempestivo intervento (??? 5 minuti tempestivo???)del medico e del personale para medico già presenti al suo fianco al momento dell’arresto cardiaco, non fu possibile riportarlo in vita”.
La conclusione pare priva di una specifica analisi logica e scientifica del processo causale.
Cosa che invece è stata ampiamente data e dimostrata da tutti gli accertamenti fatti dal medico legale della moglie di Arafet, che nella sua relazione tecnica allegata alla dettagliatissima opposizione all’archiviazione prodotta dall’avvocato Giovanni Conticelli, dimostra perfettamente come il corpo stesso di Arafet e tutte le risposte ricavate meticolosamente dalla lunga autopsia chiariscono che la morte elettrica sarebbe stata concausata da insufficienza respiratoria acuta per impedimento degli arti respiratori (asfissia posizionale) in soggetto in stato di agitazione e sotto effetto di cocaina.
“Non si concorda né sulle considerazioni relative alla condotta degli agenti di Polizia
e del personale medico del 118 intervenuti né, tantomeno, sull’individuazione delle cause che hanno determinato il decesso di Arafet Arfaoui.” Così inizia L’OPPOSIZIONE all’archiviazione depositata dall’avvocato Conticelli.
Ci opporremo con tutte le forze possibili affinché il procedimento penale prosegua, la morte di Arafet non può essere ARCHIVIATA, non si può archiviare la verità di fronte alla morte di un uomo.
Dopo Riccardo Magherini schiacciato e soffocato sull’asfalto a Firenze, dopo la lunga lista di morti di Stato e impunità, ne abbiamo abbastanza di lacrime e delusioni, ne abbiamo abbastanza di uno Stato che continua a negare le proprie responsabilità e continua ad autoassolversi lasciando impuniti i suoi uomini in divisa.
L’avvocato Giovanni Conticelli e il medico legale Valentina Bugelli hanno lavorato duramente e con la massima serietà e professionalità per preparare l’opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dal Pubblico Ministero, noi con loro ci aspettiamo che tutto ciò non venga ignorato.
Il 17 gennaio sarà l’anniversario della morte.
Un anno fianco a fianco alla moglie di Arafet, un anno di notti insonni a visionare immagini e testimonianze, un anno di solidarietà e sforzi economici per pagare le tante consulenze.
Un anno senza Arafet.
Vogliamo nuove indagini e un processo serio.
Vogliamo l’immediata iscrizione nel registro degli indagati dei 5 agenti coinvolti per omicidio colposo.
Vogliamo rispetto per la vita delle persone.
Non lasciamo che Arafet muoia due volte e con lui, per l’ennesima volta, la giustizia.
Invitiamo chiunque voglia essere presente per sostenere questa causa ad essere giovedì 16 gennaio dalle ore 12e30 fuori dal Tribunale di Firenze.
VERITÀ PER ARAFET.
LA MORTE NON SI ARCHIVIA.
MAI PIÙ.

Acad-Onlus

SENTENZA PROCESSO TOMALÀ

Ci arriva adesso, come l’ennesima doccia fredda, la notizia che il gup ha assolto l’agente di polizia Luca Pedemonte che il 10 giugno dello scorso anno sparò sei colpi contro il ventenne Jefferson Tomalà, nell’abitazione di quest’ultimo in via Borzoli a Genova, tragico epilogo di quello che doveva essere un trattamento sanitario obbligatorio per un ragazzo che in quel momento aveva probabilmente solo bisogno dell’aiuto di un medico. Pedemonte era accusato di omicidio colposo per eccesso di legittima difesa.
Nella precedente udienza il giudice dichiarò che “Una pur minimà professionalità, avrebbe dovuto imporre l’esplosione di un solo colpo e non in direzione di parti vitali. Tutti i colpi furono invece diretti in zone vitali e furono esplosi a distanza talmente ravvicinata da consentire, con l’impiego di dovuta diligenza e perizia, una mira pressoché esatta”.
Oggi il processo si è svolto a porte chiuse, con rito abbreviato.
A noi, come sempre rimane l’amarezza nell’osservare il dolore di una famiglia, di una madre, che chiede aiuto temendo per l’incolumità del figlio, e lo ritrova morto.
a 22 anni.