ACAD

-Associazione Contro gli Abusi in Divisa – ONLUS –

Sparò a migrante, rivista l’accusa

Reggio Calabria. Sekine Traorè venne ucciso a San Ferdinando dal colpo sparato da un carabiniere.

Dovrà rispondere del reato di eccesso colposo di legittima difesa Antonino Catalano, il carabiniere che l’8 giugno del 2016 ha ucciso nella tendopoli di San Ferdinando, in provincia di Reggio Calabria, il giovane 27enne rifugiato del Mali, Sekine Traorè.
Il processo avrà inizio il 2 maggio 2018 nel tribunale di Palmi. Competente sarà il giudice monocratico, essendo l’accusa relativa ai reati per i quali sono previste pene minori. I legali dell’imputato hanno avanzato la proposta di rito abbreviato condizionato all’esame degli altri tre carabinieri presenti. L’avvocato di parte civile si è opposto: «Sarebbe stata una prova tutta sbilanciata in favore dell’imputato dal momento che i carabinieri affermavano che la situazione era fuori controllo, contrariamente a quanto dichiarano i due poliziotti intervenuti che invece affermano che era sotto controllo al momento dello sparo». La proposta della difesa del carabiniere è stata rigettata dal giudice. Ammessa invece la costituzione di parte civile dell’Associazione Contro gli Abusi in Divisa che in dibattimento sarà rappresentata dall’avvocato Santino Piccoli.
Poco chiare sono apparse sin dal principio le circostanze che hanno portato all’uccisione del giovane migrante, raggiunto da un proiettile all’addome esploso dalla pistola del militare. Di sicuro all’interno della tenda adibita a bar improvvisato, si verificò una colluttazione per cause che adesso spetta all’autorità giudiziaria chiarire. Da una prima ricostruzione dei fatti, in preda a un raptus la vittima avrebbe più volte aggredito il carabiniere con un coltello, prima che il militare estraesse la pistola e facesse fuoco.
Sekine Traorè, che viveva in Francia, era sceso in Italia tre mesi prima per rinnovare il permesso di soggiorno. A San Ferdinando e nei dintorni, centinaia di africani sfruttati nella raccolta di agrumi e ortaggi, da anni vivono in condizioni di sostanziale apartheid. Nelle ore successive all’uccisione del giovane malese, i migranti manifestarono davanti al municipio del paese. Il presidio si protrasse per alcuni giorni all’ingresso della tendopoli, dove gli abitanti respinsero i camion di aiuti umanitari, in segno di indignazione. Un comitato spontaneo ha chiesto in questi mesi giustizia e verità per Sekine.

Claudio Dionesalvi
Il Manifesto 05.01.2018

IMPORTANTE: AGGIORNAMENTO DA REGGIO CALABRIA, PROCESSO SEKINE TRAORE

Si è appena conclusa davanti al GIP di Palmi l’udienza preliminare per l’omicidio di Sekine Traore.
Oggi Sekine Traore, arrivato con un barcone nel 2016, schiavo delle nostre campagne, ridotto alla fame, allo stremo e sfruttato dal nostro Stato capitalista che lo ha reso ultimo tra gli ultimi e poi ucciso con un colpo di pistola sparato da un carabiniere dentro la tendopoli di San Ferdinando (vicino a Rosarno), ha iniziato un processo contro il suo assassino.
Acad “accompagnerà” Traore in questa lunga strada per “rivivere”.
Oggi, con questo fatto che diviene un precedente importantissimo, è stata scritta una nuova e inedita pagina nella lunga storia degli abusi nel nostro paese.
Ma ci rimane un forte amaro in bocca.
I fatti di oggi hanno visto ACAD presente in Udienza con richiesta di costituzione di parte civile.
La difesa dell’imputato si è opposta alla costituzione di parte civile della nostra associazione nonché del cugino di Sekine per “carenza di interesse”.
Il giudice ha ammesso la costituzione di parte civile di ACAD riconoscendo la lesione dei propri interessi derivanti dal reato.
Purtroppo ha rifiutato il cugino.
Quindi la difesa dell’imputato ha chiesto il rito abbreviato condizionato all’esame di tre carabinieri operanti. Procura e parte civile si sono opposte ed il giudice ha rigettato tale richiesta di rito abbreviato.
A seguito delle conclusioni delle parti il giudice ha disposto il rinvio giudizio per l’udienza del 02/05/2018 ma il processo viene spostato al tribunale monocratico, che è solito giudicare reati con pene minori: omicidio per legittima difesa con eccesso colposo.
Sarebbe stato diverso se il capo di imputazione fosse stato idoneo alla realtà dei fatti per rendere piena giustizia a Sekine, perché è stato un omicidio, non un errore.
Ma visti i precedenti, come nel processo per Carlo Giuliani ad esempio, è già importante che il tutto non sia stato archiviato per uso legittimo delle armi.
Oltre all’ amaro in bocca, rimane il risultato ottenuto per Traore e per ACAD che con la costituzione di parte civile sará parte attiva in questo processo.
Ciò diviene un fondamentale evento storico per le migliaia di vittime africane nel nostro mare e nelle nostre campagne.
Traore non ha avuto e forse non avrà mai servizi ai tg, paginoni di giornali, non avrà un popolo -ormai vittima del razzismo più crudele- indignato, ma noi ci siamo e ci saremo.
Per gli ultimi e con gli ultimi.
Anche in tribunale abbiamo oggi il primo ragazzo di colore che da schiavo diventa uomo degno.
È morto per una vita migliore, è morto per noi, per raccogliere le nostre arance, è morto per vivere, ucciso dal braccio armato del nostro Stato.
E oggi in tribunale siamo riusciti ad inchiodare lo Stato italiano alle proprie responsabilità.
Sekine Traore avrà un processo.
Il primo per un “neGro” schiavo ucciso dalle forze “dell’ordine”.
Il made in Italy ha il prezzo della loro vita e il colore del loro sangue.
Ricordiamocelo, sempre, ad ogni spremuta, ad ogni mandarino sbucciato, ad ogni pomodoro, ad ogni kiwi, ad ogni frutto dolce ma amarissimo.
Basta impunità!
Mai più!
Verità e giustizia per Sekine Traore

Lo stato uccide e poi rimuove?

tenda01Tendopoli di San Ferdinando, 10 Giugno 2016. La baracca in cui Sekine Traore è stato ucciso da un colpo di pistola ormai più di due giorni fa, in questo momento non è sottoposta a sequestro. È ancora l’emporio dove da uno stereo canta Bob Marley, qualcuno fuma una sigaretta e qualcun altro beve un caffè. Non sappiamo se un sequestro c’è stato, ma nessuno sembra confermarlo.
Eventualmente, si è trattato di un sequestro lampo. Tracce di sangue, comunque, non ce ne sono. Ci chiedono il perché. Non lo sappiamo.
L’iscrizione del carabiniere nel registro degli indagati è un atto dovuto, ha dichiarato il procuratore della Repubblica di Palmi Ottavio Sferlazza, aggiungendo prontamente che tutto sembra confermare l’ipotesi di una legittima difesa. Bene. Chiediamo alla procura della Repubblica di chiarire se e in che termini sono stati eseguiti i dovuti rilievi sul luogo dell’omicidio. Chiediamo alla procura della repubblica di chiarire se l’assoluta accessibilità dei locali a 48 ore da un omicidio rispetti o violi quello che la legge prescrive in questi casi.
Molte persone, infine, continuano ad affermare elementi importanti, ed almeno parzialmente in contrasto con la versione delle Forze dell’ordine. Chiediamo alla procura della Repubblica se e in che termini è stato garantito l’esercizio del diritto/dovere di testimoniare. Nessuno dei presenti ha dichiarato di essere stato sentito o convocato in procura.
Chiediamo infine, a tutti e a ciascuno, di considerare che Sekine è morto e c’è una verità dei fatti ancora tutta da accertare. Ricordiamo che gli inquirenti hanno il dovere – morale e giuridico – di compiere ogni sforzo al fine di chiarire il più possibile questa verità. Chiediamo a tutti e a ciascuno di giudicare se questo è il modo.

Comitato Verità e Giustizia per Sekine Traore
Acad – Associazione contro gli abusi in divisa Onlus

Chi semina vento raccoglie tempesta

VERITA’ E GIUSTIZIA PER SEKINE TRAORE
Un uomo è un uomo. Una vita è una vita. Un omicidio è un omicidio.
27. Gli anni. Ma non era un universitario fuori corso, come molti suoi coetanei calabresi laureandi in disoccupazione. Fuori sede, sì, ma all’accademia della sopravvivenza per lavoratori stranieri saltuariamente occupati e strutturalmente supersfruttati.
3. le volanti. 2 dei Carabinieri e una della polizia. = 6 agenti? Almeno… 2 per macchina, si suppone. Se non di più. I testimoni riferiscono 7.
?. Il tempo trascorso tra l’arrivo degli agenti e la morte violenta per colpo d’arma da fuoco all’addome. Il comunicato dell’Arma segnala l’orario della rissa ma non quello del decesso e tantomeno quello dell’arrivo delle volanti.
400. Circa. Ancora. Gli ospiti presenti in tendopoli a stagione ampiamente conclusa. Senza soldi senza cibo senza lavoro…
?. Il guadagno medio della stagione e la paga giornaliera media ricevuta da Sekine quest’anno per il lavoro negli agrumeti.
?. I profitti dei grossi magazzini che a Rosarno rastrellano a basso prezzo il prodotto e lo rivendono alla Grande Distribuzione.
?. Quanti marchi illustri del commercio alimentare devono lavare via negli stabilimenti il sangue dei Sekine.
5. Gli omicidi di stato di africani dal 2008 ad oggi, per quanto sappiamo, riferendoci a quanti deceduti di morte non naturale né per cosiddette “dinamiche interne”, ma per superamento della soglia di sopportazione umana – il ragazzo che si è impiccato dietro la famosa “fabbrica” – per negligenza programmata delle istituzioni – i due morti di bicicletta lungo le provinciali senza lampioni percorse dai ghetti al luogo di lavoro – per bassa soglia di resistenza ai rigori dell’accoglienza umanitaria – la persona trovata morta di freddo nei pressi della tendopoli qualche anno fa – per ragioni di ordine pubblico…SEKINE.
?. I feriti dal 2008 – anno della famosa rapina che causò il ferimento grave di due braccianti da parte di criminali locali – al 2010 della rivolta, passando per le aggressioni di quest’inverno e arrivando ad oggi – giorno di lutto e rabbia nella tendopoli di San Ferdinando per la perdita di un fratello, ucciso dallo stato per “incapacità” dello stato a garantire l’incolumità e assistenza chi dà segni di squilibrio – o come scrivono i cc è “in evidente stato di alterazione psicofisica” e secondo le nostre leggi va tutelato e curato, non soppresso.
?. Quanti di noi nati qui nelle stesse condizioni darebbero gravi segni di squilibrio e dopo quanto tempo…
?. Se nella piana di Gioia Tauro, se in Italia, se nel cuore della civilissima Unione Europea un lavoratore immigrato può sperare nella giustizia almeno da morto.
Durante la determinata e partecipata manifestazione organizzata questa mattina dai fratelli di Sekine, che vivono in tendopoli, davanti al Municipio di San Ferdinando (competente territorialmente per il sito), decine di persone riferivano una versione contrastante almeno in parte con quella ufficiale ed esprimevano sconcerto e rabbia per il fatto che le dichiarazioni rese ieri non fossero, a quanto pare, contestuali alle necessarie ed opportune procedure legali. In molti si dichiarano disponibili a testimoniare in qualunque sede. Questo con un enfasi che si accentua alla notizia che, a quanto pare, la procura si sia espressa ieri avallando la versione della polizia.
Non ci interessano i linciaggi. Le responsabilità dei singoli esigiamo che vengano chiarite prima di tutto perché, in mancanza di ciò, ci troveremmo di fronte a una grave minaccia alla libertà e all’incolumità di tutti per un precedente che nel nostro paese sarebbe l’ennesimo, siano le vittime di colore più o meno bianco, più o meno scuro.
LE RESPONSABILITA’ MORALI E POLITICHE PER NOI SONO CHIARE: CHI GOVERNA LA SITUAZIONE, A QUALUNQUE LIVELLO, E CHI CI GUADAGNA… LE PORTA TUTTE.
LE RESPONSABILITA’ GIURIDICHE FAREMO SI’ CHE VENGANO ACCERTATE.
Comitato Verità e Giustizia per SEKINE TRAORE
ACAD – Associazione contro gli Abusi in Divisa Onlus