Aggiornamento Processo De Michiel udienza del 04.09.2017

Ieri, 4 settembre, si è tenuta l’ultima udienza della fase istruttoria del processo “De Michiel”. Sono stati ascoltati gli ultimi due imputati, il capopattuglia e un agente della stessa. A differenza di molte altre volte erano presenti quasi tutti gli agenti in servizio quella notte.
Per il primo si è tenuto solamente il controesame (era stato ascoltato la scorsa volta), l’agente invece è stato ascoltato sia sottoposto al controesame delle parti.
I due esami hanno fatto emergere diverse contraddizioni tra le versioni dei due agenti, evidenziando come abbiano commesso diversi errori procedurali il 2 aprile 2009. Inoltre accusano i ragazzi di essere stati talmente “indemoniati” da rendere impossibile l’identificazione in Rio del Tentor e di aver tirato così tanti “calcioni” da creare danni importanti agli agenti. La domanda che sorge spontanea è come abbiano fatto due ragazzi di poco più di vent’anni a mettere in difficoltà cinque agenti di polizia con diversi anni di esperienza.
L’udienza si è quindi conclusa con il rinvio per le arringhe conclusive al 18 ottobre alle 14.30.
La conclusione di questa fase ci avvicina, finalmente, alla conclusione di un processo lungo, pieno di ostacoli e problematiche. Ci sono voluti anni per arrivare a questo momento ma, finalmente, dopo poco meno di nove anni, si cercherà di avere una versione unica della storia.

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Ennesimo atto di violenza in nome della sicurezza urbana del decreto Minniti

Testimonianza di un’ attivista di Acad
Firenze, 17 agosto 2017.

Inizialmente doveva essere una giornata normale, solito tragitto, solita fermata del tram, solito sovraffollamento fiorentino nella stagione estiva. Nulla di nuovo.
In ritardo, come al solito, salgo sui mezzi, per arrivare alla stazione. Caldo terribile che contraddistingue Firenze in questi mesi. Mi siedo e qualcosa salta all’occhio. C’è un gruppo di persone, sono quattro o cinque, che salgono insieme, senza rivolgersi parola. Sembrano in uniforme: polo celeste o bianca, jeans lungo, occhiali da sole per coprire il volto, e una tracolla, nera, discretamente grande. Penso subito che sia un gruppo di controllori, ma non si fermano da nessuno per controllare il biglietto. Strana situazione.
Finalmente arrivo al capolinea di Santa Maria Novella. Continuo ad osservarli, e noto che finalmente si parlano. Due di questi si mettono dei guanti di pelle neri. Si aprono le porte del tram e insieme corrono fuori, travolgendo gente, verso un ragazzo che sta vendendo merce abusiva (esattamente delle cuffie per cellulari). Tra un fuggi-fuggi generale, il malcapitato viene placcato come in una partita di rugby prendendosi pure uno schiaffo che lo colpisce in pieno volto. Comincia a sanguinare dal labbro. Intanto i “protettori del decoro” sono aumentati. Almeno sette persone più una volante di polizia municipale, per fermare UN RAGAZZO, DA SOLO, che non sta opponendo nessuna resistenza.
Buttano per terra la merce calciandola con violenza, davanti ad una folla attonita che si è fermata a guardare la scena. Si accorgono dello scompiglio che stanno creando, e del nervosismo delle persone. Afferrano il ragazzo per un braccio e lo trascinano fino alla volante. Un uomo accanto a me gli chiede dove lo stiano portando. La risposta arriva come una doccia ghiacciata da parte dell’ agente: “Devi stare zitto, conto fino a tre, e se continui a parlare ti porto via con lui”.
Tutto questo succede alla stazione di Firenze, alle 18 di pomeriggio, davanti a un centinaio di persone.
Sono già state denunciate ronde antidegrado e rastrellamenti alle stazioni di altre città, da quando è entrato in vigore il decreto Minniti.
Questi comportamenti di estrema violenza vengono accettati e giustificati, nascondendosi dietro alla menzogna della “sicurezza del cittadino”.
Vivendo da spettatore, l’unico paragone che viene in mente, purtroppo, sono le squadracce punitive in atto durante il ventennio.
Chiediamo a tutti di tenere gli occhi aperti, soprattutto se vi trovate nei pressi delle stazioni ferroviarie delle grandi città, e di segnalarci immediatamente qualsiasi episodio d’abuso e di violenza da parte delle forze dell’ordine.

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POLICE THE POLICE! Controlliamo gli abusi e le violenze in divisa

Lunedì 17 luglio Padova è stata, purtroppo, teatro di una squallida parata nazista contro lo Ius Soli, organizzata da Forza Nuova con la partecipazione del Veneto Fronte Skinhead. Gli antifascisti cittadini hanno risposto con una presenza massiccia, dimostrando come un gran numero di persone, in una torrida giornata di luglio, fosse pronto a cacciare i quattro ratti nascosti dietro decine di poliziotti.
Il corteo parte da Piazza Insurrezione, raggiunge il Liston e poi si dirige verso le piazze. Proprio in Piazza dei Signori il corteo si ritrova improvvisamente non scortato dalla Polizia e svolta a sinistra. In questo frangente lo schieramento di celere che guidava il corteo si prepara ad una carica, con scene di cui purtroppo non si hanno registrazioni ma che vengono denunciate da decine di partecipanti: dalla volontà di alcuni funzionari di caricare alle spalle i/le compagn*, alla DIGOS in motorino che si lancia in mezzo alla gente che corre, rischiando di investire alcun* manifestanti. Tutto questo con il chiaro intento di spezzare il corteo e di isolarne la testa.
La situazione si scalda ulteriormente nell’altro angolo della piazza, dove un plotone passa in mezzo ai tavolini dei locali e si appresta alla carica. Diventa così evidente come la Questura di Padova non abbia il controllo di ciò che succede nella piazza, permettendo ai singoli plotoni di energumeni in divisa di agire liberamente.
In entrambe le occasioni il corteo viene tutelato da cordoni di compagn* che si pongono in difesa della manifestazione. Dopo il secondo attacco il corteo si ricompatta in Piazza delle Erbe, seguito da uno schieramento di celerini che battono i manganelli sugli scudi.
La polizia riesce a blindare la piazza, ma l’obiettivo di tutt* i/le manifestnat* è chiaro: evitare che Piazza Antenore, luogo simbolo dei movimenti sociali padovani, venga invasa dall’estrema destra.
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Verità e giustizia per Ibrahim

ACAD Associazione contro gli Abusi in divisa aderisce all’appello dell’ex OPG je so pazzo di Napoli per chiedere verità e giustizia per Ibrahim.

Ibrahim Manneh aveva 24 anni, era nato in Costa d’Avorio, era cresciuto in Gambia e da anni viveva qui a Napoli. Ibrahim è morto nella notte tra il 9 e il 10 Luglio di malasanità e di razzismo. I suoi amici, i suoi familiari, i suoi compagni, non sanno ancora come sia stato possibile morire così. Eppure, ciò che ha ucciso Ibrahim non è frutto del caso: il semplice racconto delle sue ultime 24 ore di vita è esemplare dello stato attuale di questo Paese, del clima di odio e di indifferenza all’interno del quale vogliono gettarci, di un sistema ingiusto e spietato dove i diritti più elementari vengono negati.
Scriviamo questo appello per mandare un messaggio chiaro: non possiamo far finta di niente, riteniamo sia doveroso far emergere tutta la verità sulle ultime ore di vita di Ibrahim e che venga fatta giustizia perché quanto successo non accada più.
Ibrahim se n’è andato tra sofferenze indicibili. Il suo calvario è iniziato la mattina del 9 luglio, quando ha cominciato ad accusare forti dolori addominali e si è recato all’ospedale Loreto Mare, che lo ha rimandato a casa dopo un’iniezione senza visitarlo con adeguata attenzione. Immediatamente dopo le condizioni di Ibrahim sono peggiorate, e ha incontrato solo altri ostacoli; l’ostilità del tassista a cui ha chiesto di essere accompagnato nuovamente in ospedale e da cui si è sentito rispondere un no secco. Per trasportarlo, dicevano, c’era bisogno di un fantomatico “permesso della polizia”, solo perché Ibrahim era nero. L’attesa interminabile delle ambulanze del 118 e della guardia medica che non sono mai giunte. L’omissione di soccorso delle forze dell’ordine che davanti alle richieste di aiuto non hanno battuto ciglio tirando diritto con indifferenza. Ibrahim è morto subito dopo essere arrivato finalmente in ospedale dopo essere stato portato in spalla dai suoi amici fino alla guardia medica, dopo un’attesa interminabile in condizioni critiche. Da quel momento suo fratello e gli amici non hanno ricevuto informazioni per quasi 10 ore. I medici si sono rifiutati di parlargli.
Il diritto alla salute, in questo paese, è sempre più un miraggio per una fascia di popolazione in costante aumento, quella più povera e bisognosa che non riesce a permettersi cure adeguate. Ibrahim, senza ombra di dubbio alcuno, è stato vittima di malasanità ma anche e soprattutto del razzismo più subdolo e invisibile di questa società, quello che si esercita tra le file della burocrazia e degli uffici pubblici. Perché era nero, povero, senza qualcuno che potesse garantire, intercedere, per lui. Ibrahim rischia ancora, da morto, di essere nuovamente vittima di un’ingiustizia, del tentativo di insabbiare la verità.
Ibrahim non aveva santi in paradiso, la sua storia non fa gola, e anzi rischia di mettere in pericolo, di gettare ombre su ruoli di responsabilità e dirigenza. È difficile, ma dobbiamo provarci. Non solo perché lo dobbiamo a lui e ai suoi cari, ma perché dobbiamo avere la pretesa che il destino che gli è toccato non colpisca più nessuno. Per farlo abbiamo bisogno di voi: della parte della società più integra e sana, quella che ancora non si sente assuefatta al generale clima di sfiducia e depressione del paese, che ha a cuore la verità, che cerca di restare umana.
Chiediamo di sottoscrivere questo testo, di diffonderlo, di schierarvi. Chiediamo con forza che la storia di Ibra non venga dimenticata, che le Istituzioni preposte si preoccupino di fare emergere la dinamica in cui Ibrahim se n’è andato, le responsabilità, le mancanze. Non è un paese civile quello che accetta che razzismo e malasanità possano mietere vittime impunemente.
VERITA’ E GIUSTIZIA PER IBRAHIM!


per supportare la campagna di sostegno per le spese legali, il rientro della salma in Gambia e per la famiglia di Ibrahim

– BONIFICO BANCARIO –
causale: Verità e giustizia per Ibra
intestata a: ASSOCIAZIONE “TERRA TERRA”
IBAN: IT30B0359901899050188532427

– PAYPAL –
oggetto: Verità e giustizia per Ibra
indirizzo mail: exopgjesopazzo@gmail.com

Per info e adesioni: jesopazzo.org

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