Comunicato su Sentenza Uva

“Una sentenza sbagliata non diventa giusta solo perché confermata dalla Cassazione. Andremo alla Corte europea dei diritti dell’uomo”.
Apriamo questo comunicato con le parole dell’avvocato Fabio Ambrosetti perché ci pare il modo più sensato in mezzo a tanto rumore. Parole che ci donano una nota di speranza in questo avanzare nel buio: perché solo chi si ferma è davvero perduto.
Ripensiamo a quello che è successo ieri, andando oltre al dolore e al senso di impotenza che contraddistingue gran parte delle nostre battaglie.
Ce lo aspettavamo? Assolutamente SI.
Noi, i parenti, gli amici, lo sapevamo che sarebbe andata così. Eppure, fortunatamente, ci troviamo a NON ABITUARCI MAI. Ci troviamo continuamente a pensare a quali mezzi abbiamo noi “popolo” contro questa macchina inattaccabile di cui rientra anche quella parte di magistratura che non è in grado di giudicare i rappresentanti dello Stato in una maniera che sia onesta e corretta. Senza vergogna si continua a garantire l’impunità agli aderenti delle forze dell’ordine.
Ciò che è successo ieri, presso il tribunale di Roma, ovvero la conferma dalla Cassazione dell’assoluzione di sei poliziotti e due carabinieri per la morte di Giuseppe Uva, deceduto nel giugno del 2008, dopo essere stato portato in caserma a seguito di un controllo, era dunque prevedibile.
Gli imputati, accusati di omicidio preterintenzionale e sequestro di persona, erano stati assolti sia in primo grado che in Appello, con formula piena, nonostante per loro fossero state richieste pene molto alte in appello,: ricordiamo l’ottimo lavoro fatto dal Procuratore di Milano Massimo Gaballo.
Giuseppe è morto a 43 anni senza un perché, mentre era nelle mani di chi doveva proteggerlo.
Giuseppe che ieri muore nuovamente, nell’indifferenza delle istituzioni, nel labirinto oscuro della giustizia che gli viene ripetutamente negata perché non è importante trovare i colpevoli.
Giuseppe, pieno di lividi e fratture, con i segni di bruciature di sigaretta sul corpo, coi testicoli tumefatti che non può raccontarci cosa sia successo. Il suo corpo ha parlato per lui, come hanno parlato le testimonianze.
Non si può accettare tutto questo.
Si andrà avanti con ogni mezzo, al fianco della famiglia e di chi non si arrende.
ACAD – Onlus

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