L’APPARATO STATALE E IL CASO CUCCHI: LA QUESTIONE INCIVILE DELLA COSTITUZIONE PARTE CIVILE

Pochi giorni fa, ci siamo trovati di fronte ad una notizia che ci ha lasciati attoniti, senza parole, tanto da portarci a mettere per iscritto il nostro ragionamento collettivo.
L’Arma, col generale Nistri, il ministero della Difesa, il Ministero dell’Interno con Salvini e il Presidente del Consiglio Conte, hanno presentato istanza di costituzione parte civile nel processo che vede coinvolti otto carabinieri, accusati di depistaggio sul caso della morte di Stefano Cucchi.
Tutte le più alte cariche dello Stato costituite parte civile in un meccanismo di autoassoluzione che punta a scaricare la colpa sugli ultimi del sistema abusi, i carabinieri, per ripulire il sistema di comando stesso.
Il Ministro Salvini sì, proprio lui che a La Zanzara su Radio 24 dichiarava che “La sorella di Cucchi si deve vergognare”. Quello che “i legali fanno bene a querelare la Signora Ilaria Cucchi e lei dovrebbe chiedere scusa”.
Quello che, vestito con la divisa della polizia, dichiarava a tutte le testate nazionali che sarebbe stato sempre e comunque con le forze dell’ordine – aggiungendo che gli sembrava difficile pensare che ci fossero poliziotti o carabinieri che “pestano per il gusto di farlo”, chiede un risarcimento per danni morali allo Stato (a se stesso) di 120 mila euro. Un po’ come se Giovanardi chiedesse i danni morali per la morte di Federico Aldrovandi. Sconvolgente.
L’impegno continuo -nove lunghissimi anni di lotte – da parte della famiglia Cucchi, degli avvocati, delle altre famiglie delle vittime, delle tante realtà ed associazioni attive e solidali, la grande importanza comunicativa del film “Sulla mia pelle”, hanno ottenuto una solida conquista in termini di consapevolezza di massa: tutti in Italia, e non solo, sanno come è morto Stefano, tutti sanno del grande meccanismo di abusi che ha portato alla sua morte, un sistema che per anni ha coperto la colpevolezza dei tanti uomini di Stato coinvolti a più livelli, dall’Arma, ai medici, ai giudici.
Mele marce? No davvero.
Ad essere marcio è l’intero sistema, che negli anni non si è fermato, ma ha continuato ad uccidere, reprimere, insabbiare, negare, autoassolversi, senza mai smettere.
Questo risultato ha avuto non poche conseguenze per la credibilità istituzionale, lo Stato stesso si è sentito messo sotto processo dal negativo giudizio dei molti cittadini che si sono giustamente indignati, manifestando una solidarietà smisurata nei confronti della famiglia Cucchi e hanno inevitabilmente perso progressivamente fiducia verso l’Arma e gli altri livelli istituzionali.
E quindi come dobbiamo interpretare dopo 9 anni, questa richiesta di danni agli imputati?
Ci viene difficile ignorare che, mentre si presentava la richiesta di costituzione di parte civile, l’Arma continuava a mobbizzare due dei teste-chiave, quali l’appuntato Casamassima e la sua compagna e collega Maria Rosati e il ministro Salvini spediva i reparti DIGOS e celere di mezza Italia a tappare la bocca a chi esercitava il legittimo diritto di manifestare o anche il solo diritto di cronaca. Fu lo stesso Matteo Salvini che, quando finalmente la responsabilità dei carabinieri fu sotto gli occhi di tutti, si permise di ripetere ad Ilaria che si sarebbe dovuta vergognare.
Una mossa processuale che sembra quasi un tentativo di marketing da parte dello stato, nient’altro che forzare i presupposti per creare nell’opinione pubblica una nuova ondata di consensi, più entusiasta di prima perché “Chi sbaglia paga ed è lo Stato in primis a pretenderlo!”.
Non è così. Non sono, purtroppo, casi isolati. Sono tanti i nomi di chi ha perso la vita nelle mani dello Stato, sono continui gli abusi giornalieri manovrati dall’alto da una regia di comando.
Sfruttano magistralmente la deriva autoritaria di questo governo, scegliendo di sacrificare qualche uomo per un bene maggiore, quello di salvare la buona nomea dello Stato e delle forze dell’ordine, facendo un tiepido ‘Mea Culpa’ non solo poco credibile dopo anni, ma ipocrita e persino offensivo verso tutti gli altri casi di abusi ignorati dove gli imputati continuano ad essere assolti processo dopo processo, un appello dopo l’altro.
E’ nostro dubbio che questa costituzione parte civile altro non sia che la peggiore e più subdola delle strategie, quella di autoproclamarsi vittime con le mani ancora sporche di sangue, quella di autoassolvere la regia cercando deboli colpevoli. Creando un meccanismo pericoloso, attuando delle convinzioni distorte per rinnovare una fiducia nelle istituzioni che i fatti di ogni giorno smentiscono clamorosamente.
Quello di cui però siamo convinti e che ci preoccupa molto, è che così facendo, si tende ad avallare la teoria delle mele marce, teoria che noi non abbiamo mai sostenuto, proprio per far capire alle persone che no, non sono solo casi isolati, che la violenza delle forze dell’ordine fa parte di un sistema che va cambiato e che non è affatto vero che chi sbaglia paga, perchè se così fosse, gli assassini di Aldrovandi non vestirebbero più una divisa, quelli che hanno massacrato Ferrulli non potrebbero più prestare servizio, quelli che hanno torturato Aldo Bianzino nel buio di una cella avrebbero almeno subito un processo e quelli a cui è finito in mano Uva non sarebbero stati assolti perchè il fatto non sussiste.
Gli abusi non sono altro che l’esigenza dello stato di controllare le masse e di una “cultura” autoritaria radicata all’interno delle forze dell’ordine fin dalle fasi del reclutamento e dell’addestramento e non saranno certo tentativi poco credibili a risanare una voragine incolmabile.
ACAD-Onlus

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