Cucchi, la Cassazione si pronuncia oggi sul primo processo

La Cassazione sta esaminando il primo processo Cucchi, quello che lasciò in un cono d’ombra il ruolo dei carabinieri. Si attende la sentenza

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È cominciata davanti alla V sezione penale della Cassazione l’udienza per il caso di Stefano Cucchi nell’ambito della quale i supremi giudici devono decidere se accogliere o meno il ricorso della Procura di Roma e della famiglia Cucchi contro l’assoluzione di tre agenti della Polizia penitenziaria e nove tra medici ed infermieri dell’ospedale romano Sandro Pertini. È in corso la relazione del consigliere Alfredo Guardiano, poi parlerà il pg Nello Rossi e dopo sono attese 12 arringhe di altrettanti avvocati difensori tra i quali Fabio Anselmo, lo stesso dei casi Uva, Ferrulli, Budroni, Magherini, Bifolco e altri.

Una delegazione di Acad sta seguendo la discussione, solidale, come sempre, con Ilaria, Rita e  Giovanni, la sorella e i genitori di Stefano.

Si tratta del riesame in suprema corte del processo scaturito dalla prima inchiesta, quella a ridosso dei fatti e che lasciò in un cono d’ombra il ruolo dei carabinieri intervenuti nella vicenda. Più volte anche il Dap avrebbe chiesto di fare luce su «altre amministrazioni dello Stato» ma all’epoca il ministro berlusconiano della Difesa, La Russa, parve entrare a gamba tesa nell’inchiesta con un proclama che scagionava, a prescindere i carabinieri. «Quello che è successo – ha affermato in quei giorni – non sono in grado di dirlo in quanto si tratta di una competenza assolutamente estranea al ministero della Difesa, in quanto attiene da un lato ai carabinieri come forze di polizia, quindi al ministero dell’Interno, dall’altro al ministero della Giustizia. Quindi non ho strumenti per accertare, ma di una cosa sono certo: del comportamento assolutamente corretto da parte dei carabinieri in questa occasione». In quel tempo i carabinieri erano stati scossi, a Roma, dalla sporca faccenda di un rumeno poverissimo sbattuto in prima pagina come mostro della Caffarella e poi risultato totalmente estraneo (il pm era il medesimo del caso Cucchi) e dal caso di quattro carabinieri finiti sotto processo per un tentativo di ricatto ai danni dell’allora governatore del Lazio, Marrazzo. Indipendentemente dalla possibilità che lo stesso La Russa fosse al corrente dei fatti, la Ragion di Stato imponeva che sulla Benemerita non pendessero altri scandali. Spesso, l’omertà dall’alto si sposa meccanicamente con lo “spirito di corpo” dal basso per coprire storiacce di malapolizia. Altre volte, è il caso di Coisp, Sap e politici come Giovanardi, egli stesso ex carabiniere, si assiste a dichiarazioni sconcertanti che a molti appaiono quasi una rivendicazione di ogni gesto compiuto da personale in divisa e sicuramente sono uno schiaffo ulteriore al dolore dei familiari delle vittime di abusi in divisa come riconosciuto anche di recente dal tribunale di Roma che ha archiviato la querela del capo del Coisp ai danni di Ilaria Cucchi, Lucia Uva e Checchino Antonini di Popoff.  

Dal processo oggi in discussione non sarebbero venuti fuori i colpevoli della morte di Stefano Cucchi ma sono emerse le contraddizioni nelle deposizioni dei militari dell’Arma e le prove del calvario patito dal giovane geometra romano tra l’arresto e l’arrivo in tribunale e poi nel peregrinare tra carcere e repartino penitenziario del Pertini, hanno spinto all’apertura di un’inchiesta bis che, proprio in questi giorni, ha registrato la richiesta di incidente probatorio per i carabinieri Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco indagati per lesioni aggravate e, per falsa testimonianza altri due carabinieri Vincenzo Nicolardi e Roberto Mandolini. L’accusa ipotizza un violentissimo pestaggio e una successiva strategia di insabbiamento delle prove.

fonte:popoffquotidiano.it

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